Stavo mettendo a posto alcuni libri, quando mi è capitato tra le mani "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Luis Sepúlveda, che ho letto tanti anni fa. L'ho aperto e sono andata a rileggermi questo passaggio:
"Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te sì. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall'uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l'affetto tra esseri completamente diversi."
E' il paragrafo più bello di questo toccante romanzo che oserei definire fiabesco. Mi son sempre piaciuti i libri di Sepúlveda, ma questo è quello che mi è rimasto più a cuore. Sarà che è anche legato a un ricordo molto caro, ma triste; infatti questo è stato l'ultimo libro che ho fatto leggere a mio padre, quando era già ammalato, poco prima della sua scomparsa...
Ritornando al libro, come tutte le fiabe che si rispettino, anche questo ha una sua morale. Di sicuro la prima che mi viene in mente è ispirata a questa frase:
"È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile".
Se questo è vero per gli animali, come in questo caso i cui protagonisti sono il gatto Zorba e la gabbianella Fortunata, è maggiormente vero per noi esseri umani. La diversità tra individui spesso non è accettata e la si combatte, sbagliando, e da qui nascono tanti dissidi. Siamo portati a rifiutare quello che non capiamo, quello che non è omologato. Emettiamo giudizi in base ai nostri pregiudizi, non proviamo a calarci nei panni dell'altro, a cercare di comprenderlo sul piedistallo della nostra arroganza e della nostra ignoranza. Morale della favola, è molto facile accettare ed amare chi sembra uguale a noi, ma è purtroppo difficile far entrare nel proprio cuore chi invece è disuguale. Ma se due mondi così diversi e spesso avversi son riusciti a fare quel passo in più, ad andare oltre le apparenze e le convenzioni, e son riusciti ad aiutarsi, ma soprattutto ad amarsi, allora c'è ancora speranza per l'umanità. Un altro aspetto interessante del libro è quello in cui i gatti, per aiutare la gabbianella, sono costretti a ricorrere all’aiuto dell’uomo e quindi a rompere il grande tabù, il rivolgere la parola agli umani nella loro lingua. Non a caso l'uomo prescelto è un poeta, un uomo dall’animo sensibile che sa capire e comprendere. E quando si dice la poesia salverà il mondo, forse è vero. La poesia intesa come quella capacità di sperare e sognare, di farci ricordare ciò che siamo: uomini nati per convivere in pace e prendersi cura gli uni degli altri, capaci di preservare la terra su cui viviamo, di unirsi per combattere per un bene più alto e ripudiare l'odio e la guerra. E' utopia? Forse, ma io credo nella poesia!
Scrivo un verso, scrivo il mondo; esisto; esiste il mondo.
Dall’estremità del mio mignolo scorre un fiume.
Il cielo è sette volte azzurro.
Questa purezza è di nuovo la prima verità, il mio ultimo desiderio.
Yannis Ritsos, Lascito
E adesso passiamo a una ricetta base della cucina: la pasta frolla. Tutti hanno la propria ricetta collaudata adatta alle varie preparazioni più o meno dolci e questa è la mia. Sebbene mi piaccia provare anche le ricette dei maestri pasticceri, come l'ottima pasta frolla di Luca Montersino, tanto per citare un esempio, da me pubblicata qui, oppure quella golosa al cioccolato di Valentina Gigli, pubblicata qui, questa è quella che uso più spesso. E cosa c'è di più classico, di più buono e di più semplice da fare con la pasta frolla? Naturalmente la crostata. In questo caso ho preparato alcune deliziose crostatine che ho farcito con la Nutella e altre farcite con l'uva fragola, la mia confettura preferita.
Ingredienti:
300 gr di farina 00 per dolci
150 gr di zucchero
150 gr di burro
1 uovo
2 tuorli d'uova
1 pizzico di sale
buccia di limone grattugiato (o vaniglia)
Per la farcia:
Nutella
confettura di uva fragola
*nelle crostate a volte aggiungo un paio di cucchiaini di lievito per dolci
Preparazione:
Impastate tutti gli ingredienti senza lavorarli troppo. Fate riposare l'impasto 40 minuti in un luogo fresco avvolto in una pellicola per alimenti. Imburrate e infarinate gli stampi per crostatine. Stendete la pasta con il matterello, ritagliatela e ricoprite gli stampini con la sfoglia. Farcite a piacere con Nutella e confettura di uva fragola. Con l'impasto rimasto formate delle striscioline e ricoprite le
crostatine. Cuocetele a 160°C nel forno ventilato per circa 15 minuti o
finché non saranno dorate.































